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3 marzo 2015

“A tu per tu…coi nuovi Rossoblù!” #1

Parte oggi la rubrica “A tu per tu coi nuovi Rossoblù”! Da oggi incontreremo uno ad uno i nuovi innesti giunti in rosa in quest’ultima finestra di mercato invernale. Ecco la prima puntata, a tu per tu con Giuseppe Gentile! Media e tifosi lo hanno soprannominato l’Americano. “Mi piace” conferma sorridendo Giuseppe Gentile, neo acquisto Rossoblu nel mercato di gennaio. “Sono orgoglioso di essere americano e di origine italiana, secondo me sono le più belle nazioni al mondo. Svizzera e America sono diverse fra loro, qui tutto va bene, dall’economia al modo di vivere sino alla libertà, come anche lì, sono nazioni perfette.” La tua, in effetti, è una storia sospesa fra i due mondi… “Ho cominciato a giocare a calcio a cinque anni, in Grigioni nel Katzis, dove sono rimasto sino ai 15 anni. Poi ho deciso di andare in America per studiare economia a Charlotte, all’università della Carolina del Nord. Nel frattempo giocavo, e nel 2014 sono diventato professionista, militando ne i Chicago Fire, negli Orlando City Lions e nei San Antonio Scorpions. Non è stato semplice trasferirmi, mia madre è rimasta qualche mese poi mi sono ritrovato da solo, e mi ha fatto crescere in fretta. Ora, ricomincio di nuovo da zero.” Al Chiasso sei arrivato con tanta voglia di assaporare il calcio svizzero. “Ho avuto un appuntamento con Marco Degennaro e si è prospettata la possibilità di fare un provino con l’U21 e in seguito con la prima squadra. Ero aperto a tutto, pensando che se non mi fosse piaciuto o non mi avessero preso sarei tornato in America, invece sono rimasto. Ogni giorno va meglio, all’inizio è stato un po’duro lasciare di nuovo tutto, ma con i compagni e lo staff tecnico ci conosciamo sempre più approfonditamente. Mister Zambrotta è molto noto anche in America, e il fatto di poter vivere un’esperienza con lui come allenatore è stato uno dei motivi che mi hanno spinto a scegliere il Chiasso.” Che differenze riscontri con il campionato americano? “Quando ero qui in prova ho visto la sfida col Bienne in casa e mi sono detto che era un campionato in cui potevo giocare, era un motivo per cui mi interessava molto questa esperienza. Rispetto al calcio americano, c’è meno fisicità e più ragionamento, più tatticismo. Si studiano molto gli schemi e si sa cosa fare col pallone, là è un lavoro che si fa in modo meno approfondito.” Giuseppe, con la tua esperienza, cosa puoi portare a questa squadra? “Parlo quattro lingue e credo di avere una buona cultura, posso portare la testimonianza di culture diverse. In Ticino la gente è gentile e tranquilla, assomiglia più all’Italia che alla Svizzera Interna, dove si è più chiusi, mi piace però vivere dappertutto! Dal punto di vista calcistico, sono un gran lavoratore, aiuto nei movimenti in attacco ed anche a difendere, porto pressione sui difensori avversari. La mia velocità? Sì, anche quella. Non ho mai fatto allenamenti specifici, credo sia qualcosa di naturale.” In America, il calcio è moda o sta entrando nella cultura? “Ha avuto un’enorme esplosione con i mondiali del 2010 e ancor di più con quelli dell’anno scorso in Brasile. Tutti vogliono cominciare a giocare, e il gioco FIFA della play station è uno de preferiti! La presenza di stelle come Beckam aiuta, lui è stato importantissimo non solo per il calcio ma anche per la moda e la persona che è, però si sta lavorando sui giovani. Ci sono accademie del calcio, e sempre più ragazzi arrivano alle prime squadre. Forse rispetto alla Svizzera sono organizzati meglio per conciliare studio e sport. Nella mia università c’erano 28mila studenti e giocavo davanti a 4mila persone, poi con il San Antonio avevamo sempre 8mila spettatori, persino 11mila. Qui sono meno, però io sono qui per giocare a calcio e migliorarmi.” Un tuo sogno? “Vestire la maglia della nazionale americana.” Ecco un piccolo video dell’intervista al nostro numero 92:

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