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9 marzo 2016

A tu per tu con Antonio Felitti

Chi non ricorda la sera in cui il Chiasso perse 3-0 dal Le Mont al Riva IV? Ci furono la protesta dei tifosi e gli addii di De Gennaro e Zambrotta. Durante quella maledetta serata, Antonio Felitti si è infortunato al ginocchio, ed è stato costretto a uno stop lunghissimo, dieci mesi. Il Chiasso lo ha rivoluto con sé e il giovane difensore è tornato in campo. Antonio, parlaci delle tue emozioni al rientro. Cosa hai pensato? “Finalmente! Sono passati quasi dieci mesi, rientrare alla prima di campionato sul campo è stato una forte emozione. Non vedevo l’ora, l’attesa ha aumentato la mia voglia di lavorare. Per tornare del tutto apposto col ginocchio mi hanno detto che ci vuole un anno, dunque manca ancora un po’, però non ho più problemi, sono un giocatore al 100%”. Cosa ricordi della serata in cui ti sei fatto male? “Stavamo perdendo 2-0, e volevo per forza aiutare la squadra in fase offensiva per trovare un gol. Durante una fase offensiva mi sono rotto il ginocchio, da solo: in un cambio di direzione la gamba si è impiantata nel terreno e ho sentito crac crac. Al momento non ho avvertito un grande dolore, ma dentro di me sapevo che era successo qualcosa si grave, quindi prevalevano spavento e rabbia. Ho visto compagni subire lo stesso infortunio nel corso degli anni ma quando lo provi sul tuo corpo è diverso, il fatto è che quando senti il crac sai che è un incidente importante. Il ginocchio è subito diventato il doppio dell’altro, e prima di operami sono dovuto anche andare dal medico per togliere il sangue che si era formato attorno al ginocchio”. La rieducazione è stata lunga, qual è stato il momento più difficile? Hai mai pensato di non riuscire a tornare in campo? “Direi il primo mese, hai le stampelle e devi imparare di nuovo a camminare bene, a stendere il ginocchio, sono cose che se non curi bene ti porti dietro e possono darti problemi. Soffri tanto, poi quando cominci a camminare e a fare esercizi è tutto mentale, passi dall’essere completamente fermo al lavorare sempre di più. Come dicevo, dolore ne ho sentito la prima settimana dopo l’operazione, in tutto il primo mese poi passa. Non ho mai pensato di non tornare, dopotutto è il terzo intervento che faccio alle ginocchia. Mi conosco e di certo non è questo che mi ferma!” Eri spesso allo stadio, ti sentivi parte della squadra anche senza poter scendere in campo? “Venivo anche con le stampelle! Non mi sono sempre sentito, sinceramente, parte della squadra perché ero anche senza contratto ma volevo salutare i compagni e con i dirigenti ho sempre avuto un buonissimo rapporto. Loro ovviamente dovevano vedere come stavo al rientro, mi avevano detto che volevano continuare ma desideravano vedere come avrei reagito alla rieducazione, essendo un momento particolare. Osservavo la squadra viaggiare, prima in classifica, e non vedevo l’ora di rientrare! Ho rosicato? Eh certo! Però ero contentissimo per loro, molti dei miei compagni avevano avuto delle difficoltà (Antonio usa un’espressione più colorita, ndr), e se lo meritavano!” La fiducia della società, che ha voluto puntare su di te, cosa significa? “Naturalmente molto, so che al Chiasso ho sempre dato il 110% e che loro hanno riconosciuto questo mio contributo, ho un ottimo rapporto. Conoscono le mie qualità, ora sta a me dimostrare le mie vere potenzialità. In effetti, sono il giocatore che è qui da più tempo, il veterano del Chiasso! È un piacere giocare con questi colori, in quattro anni ho visto molti cambiamenti”. Parlando del momento della squadra, la crisi è superata definitivamente o è ancora troppo presto per dirlo? “È un campionato in cui te la giochi con tutte le avversarie, quando vinci il morale è a mille, quando perdi non ci si deve buttare giù e saper riconoscere le proprie forze. Siamo una buona squadra e sta tutto in noi. Secondo me, non si doveva neppure parlare di crisi, ma di mancanza di risultati”.

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