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27 maggio 2015

A tu per tu con Drissa Diarra!

A volte, riesci a farti apprezzare subito, in altri casi ci vuole tempo. O almeno, l’occasione giusta. È quello che è successo a Drissa Diarra, a lungo in panchina, fino a conquistarsi il posto da titolare nell’ultimo periodo. Manca solo la trasferta di Baulmes per arrivare alla tanto anelata salvezza, ma andarci pensando ad un pari sarebbe sbagliato. Lo ha detto mister Schällibaum e lo ribadisce il centrocampista maliano. “La mentalità dovrà essere quella di cercare di portare a casa i tre punti. I risultati delle altre? Quando giochiamo non li sappiamo, dobbiamo restare concentrati su di noi e non sulle avversarie. E anche se i ricordi col Le Mont sono negativi, appartengono al passato”. Con che stato d’animo affrontate gli ultimi giorni di campionato? “L’importante è non mollare mai, lottare per arrivare all’obiettivo finale. Servono positività e fiducia, come sempre nella vita. Con lo Sciaffusa ero squalificato e ho sofferto come uno spettatore della tribuna, per non aver potuto dare una mano. Sappiamo che a Baulmes giochiamo per la vita di una città”. Per un periodo hai giocato poco, poi sei tornato titolare. “Nel calcio capitano momenti del genere, si deve saper aspettare e lavorare, sapendo che prima o poi l’occasione capita. Io ho sempre cercato di dare il massimo ed una mano ai miei compagni, era la cosa fondamentale. Nessuno, chiaramente, è contento, di stare in panchina, perché se uno lo è vuol dire che non tiene al suo lavoro. Chi era davanti a me nelle gerarchie del tecnico giocava bene, e dunque non era il mio momento. Nelle ultime partite sono sceso in campo. Non posso parlare di rivincita nei confronti di nessuno, ciò che conta è quando tocca a te dare il massimo. Sono contento, più che per me e il mio periodo, per i punti che volevamo ottenere e siamo riusciti a conquistare. Gioco bene con Maccoppi a fianco? Non dipende da quello, chiunque mi viene messo vicino fa bene, e questa è la cosa più importante, vuol dire che il gruppo c’è. Tutti quelli che giocano a questi livelli, comunque, lo fanno perché sono validi”. Drissa, hai lasciato il Mali molto presto. Come sei approdato in Italia? “Avevo 16 anni e mezzo e ho disputato un torneo a Bari con l’U17 del mio paese. Facevo parte della più importante Accademia del Mali, da cui sono usciti fra gli altri Keita della Roma e il mio omonimo Diarra del Real Madrid. Gli osservatori del Lecce si sono messi in contatto con l’Accademia, e sono arrivato in Italia. Sapevo che vivendo in Africa mancano molte cose, e che sarei stato in buone mani: il mio procuratore è venuto a tranquillizzare i miei genitori. La mia famiglia è molto orgogliosa di me. Mia moglie, che conoscevo da quando abitavo nel mio paese, mi ha raggiunto e ora vive a Lecce con i miei figli. È giusto avere qualcuno vicino, sono tanto contento di lei, che mi ha supportato molto nel corso della mia vita, soprattutto fuori dal campo. Diversamente da altri, non vivo il calcio in modo diverso da quando sono padre, sono contento dei miei bambini e mi dispiace solo di non poterli vedere molto spesso. Anche se sono andato via presto, mi sentirò sempre del Mali, la mia cultura e i valori con cui sono cresciuto sono quelli. L’Europa, comunque, fa vedere la vita in un altro modo”. Qual è stata la tappa più importante della tua carriera? “Lecce, per me è come il Mali. Anzi, si sta cercando qualcuno che rilevi la squadra, mi spiace tanto che si trovi in quella situazione e preghiamo che il cielo ci mandi qualcuno che salvi il calcio”. Hai giocato anche a Bellinzona in Super League, ora il Lugano è stato promosso: il Ticino merita la massima categoria? “Sicuramente, per quanto la gente tiene al calcio. Secondo me potrebbero benissimo esserci anche due squadre ticinesi in Serie A. Adesso, pensiamo a salvare la categoria col Chiasso, io ho ancora un anno di contratto e sarei felice di restare”.

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