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31 ottobre 2015

A tu per tu con Giancarlo Camolese

Dopo la video intervista proposta ieri, con mister Giancarlo Camolese abbiamo dialogato anche, e a lungo, sul suo ambientamento, sui primi giorni a Chiasso, cercando di conoscerlo meglio. Nonostante una carriera vissuta in giro per l’Italia, il mister si è laureato in scienze motorie, uno dei primi calciatori ad abbinare studi e gioco. Non ha ancora avuto modo di fare il turista, troppo impegnato com’è a cercare di imparare il più possibile sulla nuova realtà. Questa è la sua prima volta all’estero, e la prospettiva lo esalta. Mister, lei ormai è qui da una decina di giorni, come va l”ambientamento? “Ottimamente, ho trovato persone che mi stanno aiutando a conoscere il gruppo e l’ambiente, e ciò non può che farmi piacere. Ho notato tanta voglia di condividere e di lavorare per un bene comune: tutti vogliamo veder vincere il Chiasso, e ognuno cerca di essere disponibile”. La vittoria, in effetti, manca da un po’… “Per guarire il Chiasso, se così si può dire, devo solo lavorare con i miei giocatori e con lo staff tecnico. Ci impegniamo ogni settimana per far sì che sia quella in cui arriva la vittoria, poi naturalmente non si può mai dire quale sarà quella buona perché ci sono gli avversari e diversi altri fattori, ma il nostro obiettivo è lavorare con attenzione per quello”. Chi ha assistito ai primi allenamenti, ha visto che spesso sono stati lunghi. È sua abitudine oppure è perché sta conoscendo la squadra? “Faccio svolgere ciò che in quel momento credo serva, anche in relazione a quanto siamo vicini alla partita. Adesso i ragazzi mi stanno appunto conoscendo per cui ho più cose da dire, però siamo dei professionisti e se servirà accendere le luci ogni sera, lo faremo. Prendere una squadra in corsa non è come iniziare da zero. Quando parti col ritiro, è tutto più diluito, c’è più tempo per la conoscenza reciproca. Così prendi un gruppo costruito per qualcun altro. Ho scelto Chiasso anche perché è un campionato un po’particolare, fra poco ci sarà una sosta lunga. Sin lì mi prendo tempo per conoscere poi si potrà programmare qualcosa di più personale”. Dunque, vedremo il Chiasso di Camolese da gennaio in poi? “Ora appunto l’obiettivo è di farsi un’idea, poi se lo riterrò opportuno potremo correggere qualcosa, o anche proseguire su questa via. A volte, in ogni caso, per poter modificare servono giocatori con certe caratteristiche, e il Chiasso attuale è fatto per giocare come sta facendo. Quindi andremo avanti così, e io aggiungerò delle piccole cose senza togliere nulla, non si deve stravolgere qualcosa che è ben costruito da altri”. Che idea si è fatto del campionato svizzero? “C’è molto agonismo e i giocatori danno sempre tutto, un aspetto positivo”. Si sa che il Chiasso la cercò già lo scorso anno, perché disse no? “In quel momento, con poche partite alla fine e tra l’altro ravvicinate fra loro, serviva qualcuno che conoscesse la realtà, per il bene del Chiasso. Ora la situazione è mutata, li ho seguiti nel frattempo, ma non per secondi fini, perché non sono una persona che va a caccia di contratti. Anzi, nel frattempo ho collaborato con la Federazione italiana come formatore e con Mediaset come opinionista, per cui non avevo tempo di annoiarmi… Questa opportunità è giunta inaspettata e sono molto felice di fare la mia prima esperienza all’estero”. Ha allenato Galante da giocatore e ora lo ritrova dirigente, vede delle caratteristiche in lui che sono rimaste? “Fabio è stato uno dei professionisti più seri e corretti che ho mai incrociato, non ho mai dovuto rimproverarlo per un atteggiamento sbagliato o per altre cose. Come dirigente lo sto conoscendo ora, sta facendo velocemente anche lui esperienza in questa nuova realtà, ma ciò che accomuna il calciatore e il dirigente è il fatto che tiene moltissimo al lavoro. Vuole sapere tutto, è sempre presente al campo, e la domenica se i risultati non vengono lo vedo sofferente. Come giocatore non era certo superficiale, e qui posso dire la stessa cosa”.

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