News

5 dicembre 2014

A tu per tu con…Louis Parfait!

Un gol, bellissimo, per suggellare una vittoria importante e per raccogliere la standing ovation. “Ho vinto un contrasto, ho visto il portiere fuori dai pali ed è andata bene.” Il presente di Louise Parfait è questo, il futuro non si sa. “Ho sfiorato la Serie A, quando ero ancora nel Genoa. Mi voleva il Parma poi cinque stiramenti e la cosa non si è concretizzata. Se le cose non vengono c’è sempre un motivo, nella vita ci sono alti e bassi e io sono ancora giovane, ho tempo. Sono concentrato sul Chiasso, il futuro nessuno lo conosce.” La sua storia, invece, parte dal Camerun, da un ragazzino che a quindici anni sbarca in Europa. “Il primo impatto è stato strano, vedevo cose che non conoscevo. C’era già stato l’anno prima, con la mia squadra dei tempi: avevamo giocato un torneo a Barcellona, restandovi due settimane. Poi, a quindici, sono arrivato con altri due ragazzi e un adulto che conoscevo. Dovevamo fare un provino in Francia che non è avvenuto, e io ho giocato per quattro mesi nella Noventa Padovana, mentre arrivava il transfer. Ho provato a Genova, mi hanno preso ed ho fatto due anni in Primavera.” Da lì, ha girato un bel po’per l’Italia. “L’inizio non è semplice. Dopo due mesi volevo tornare a casa, e poi mi sono abituato.” Non conosceva la Svizzera e il suo calcio finchè non gli è arrivata l’offerta del Chiasso. “Mi ha convinto il mio agente. Quando ho saputo dell’interesse, ho chiamato Foti, che conoscevo. Mi ha detto che è posto tranquillo dove si può lavorare bene. In effetti, c’è più tranquillità rispetto all’Italia, mi sono adattato subito alla realtà. Penso ad allenarmi bene, al contrario di altri anni fortunatamente non ho avuto infortuni e ho lavorato con continuità. Il livello? Un po’più basso rispetto a quello della Penisola, ma ci vuole comunque determinazione e concentrazione per fare bene.” Ad una partita dalla pausa invernale, forse i rossoblu hanno trovato un po’di quella continuità sempre mancata. “Non possiamo fare nulla se ci si ferma ora, pensiamo a domenica per ricominciare con più calma.”, afferma Louis. “Anche lo scorso anno a Cesena ho vissuto una pausa lunga, non è una novità. La gestiremo con un programma concordato con il mister e il preparatore atletico, dopo un paio di giorni di vacanza. Di sicuro, si ritorna più pronti rispetto all’inizio della stagione a luglio.” La vittoria sul Losanna ha dato tanto morale. “Quando si vince la settimana è sempre più serena, ti dà più cattiveria e voglia di lavorare sul campo. Era molto importante la sfida di lunedì, per darci ancora più motivazione e la classifica così dà maggiore serenità, necessaria per fare bene a Ginevra. Difficile? Sì, ma le partite non si vincono sulla carta, bensì sul campo.” Lui sta facendo, dice, “abbastanza bene”, ed è divenuto in fretta uno dei più acclamati dal pubblico. “Fa piacere, ci si deve sempre impegnare e non stare solo a sentire i commenti, dando il massimo dell’impegno, poiché per un calciatore le cose più importanti sono voglia e sacrifici.” Al Riva IV qualcuno lo paragona a Gattuso, mentre ad Ascoli lo chiamavano Davids. “Io preferisco Seedorf, ma tra questi penso di essere più Davids. Il soprannome me lo hanno dato ad Ascoli, una delle tappe migliori della mia carriera. Mi è rimasta nel cuore assieme al Genoa.” Louis Parfait ha vestito anche le maglie di Piacenza, Crotone, Cesena, Lecce e Pisa. “A Genova ho vissuto la mia prima esperienza da professionista, mi hanno fatto scoprire il calcio che conta, mi piacciono la città e la gente. Ad Ascoli sono arrivato dopo un’annata così e così a Crotone a causa di diversi infortuni, lì mi sono potuto allenare senza problemi. È andata molto bene e la gente mi si era affezionata. Delle mie squadre, sono le due che seguo di più. Anche il Cesena, pure se è stata un’esperienza difficile, segnata da infortuni”. Louise ha vestito la maglia della sua nazionale, e spera di rifarlo un giorno. “Il secondo attuale del Camerun era il mio allenatore con la U21, stanno ricostruendo la squadra. Vestire la casacca della propria nazione è qualcosa che mi sarebbe piaciuto sin da piccolo ed ho avuto la fortuna di fare la U20 e la U21, e in futuro chissà…” Per ora, lo si avverte che, se il primo gol è stato cosî bello, se ne attendono altri. “Un gol è un gol, basta sia valido!”. Testa a Ginevra, dunque.

Ultime notizie

Leave a Reply