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17 marzo 2016

Dietro le quinte Rossoblù con…Paolo Vedovati

Il primo ad arrivare al campo, l’ultimo ad andar via. Se i giocatori Rossoblù trovano tutto pronto, dalle divise per giocare alle scarpe preferite, è merito del magazziniere. Da pochi mesi il ruolo è occupato da Paolo Vedovati, 39 anni, di cui 23 passati all’Inter. Quali sono i tuoi compiti? “Soprattutto far giocare la squadra alla domenica e preparare tutti gli allenamenti in base al mister e alle esigenze di ognuno: predispongo dalle scarpe adatte, in base ai tacchetti, all’equipaggiamento di campo. Ogni calciatore ha richieste diverse, qualcuno predilige un tipo di scarpe o calzoncini, alcuni vogliono la sottomaglia, ciascuno sceglie l’abbigliamento con cui si trova maggiormente a suo agio. Il più freddoloso del Chiasso? Bobo Ciarrocchi. Il più caloroso? Dragan MIhajlovic assieme ad Alberto Regazzoni”. Immaginiamo che all’abbigliamento siano legati anche dei riti scaramantici, vero? “Sì, come in vari fattori, non solo al modo di vestire: si va dai riti all’atteggiamento. Non li svelo però…” Hai lavorato a lungo nell’Inter vivendo anche l’anno del Triplete. Cosa ricordi di quell’esperienza? “Ho iniziato giovane, appena terminato militare. Una persona che conoscevo, Trovati, mi ha segnalato il posto vacante: avrei sostituito qualcuno che andava in pensione. È successo 23 anni fa, l’Inter aveva 15 dipendenti, ora ne ha 150. Ho vissuto un momento in cui il calcio ha conosciuto la sua salita e poi una discesa, un calcio che è cambiato attraverso l’afflusso di più soldi. Il Triplete rimarrà un ricordo molto bello, difficilmente altre società potranno conquistare un risultato del genere. Qui a Chiasso sono arrivato grazie a Fabio Galante con cui ho vinto una Coppa UEFA“. Sicuramente hai trovato delle differenze. Parlaci di un aspetto positivo che hai riscontrato nel Chiasso rispetto all’organizzazione di una grande società. “C’erano alcune cose da sistemare, mi auguro di essere riuscito a farlo. Anche se, come hai detto, l’organizzazione è diversa, il lavoro è sempre quello: dopotutto ci sono 11 giocatori che vanno in campo e un mister. Io metto la stessa professionalità che mi ha sempre contraddistinto. Il lato migliore che ho notato è la maggior umanità nei rapporti con lo staff tecnico, la squadra ed anche i tifosi. C’è meno distanza fra le varie componenti, e non ci sono cordate varie, tutti remano nella stessa direzione“. Conoscevi il calcio svizzero? Che impressione ti ha fatto? “No, lo sto scoprendo. Secondo me ha molte potenzialità. Ora vi sono il Basilea ed altre due squadre nelle Coppe Europee, ma tutto il mondo conosce la potenza economica della Svizzera: serve la voglia di investire, allora si potrebbe fare ancora di più. Si dice che c’è meno pubblico rispetto all’Italia, ma in fondo anche le grandi come la Juve stanno optando per stadi più piccoli perché i maggiori introiti ora non vengono più dagli spettatori bensì dai diritti televisivi. Con un attenzione alla crescita di questi ci sarebbe uno sviluppo importante del calcio svizzero”. Per vedere il video di lancio dell’intervista a Paolo cliccare qui. pb

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