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8 maggio 2015

“A tu per tu…coi nuovi Rossoblù!” #4

Si chiude con Luiz Severo Junior, in arte Junior Viçosa, la nostra rubrica di approfondimento alla scoperta dei nuovi arrivati al Riva IV nel mercato di Gennaio: microfoni accesi e a tu per tu con Junior! La vita di un calciatore, si sa, è spesso con la valigia in mano, a volte da una parte all’altra addirittura del mondo. Junior Viçosa è arrivato a Chiasso nel mercato di gennaio, e dopo un gol fondamentale, soprattutto per lui stesso, si racconta: difficoltà, sogni, la nostalgia per la carne brasiliana e la voglia di salvare i Rossoblu. Junior, quanto è importante il gol segnato col Wohlen? “Lo è stato, principalmente per me stesso per trovare più fiducia e poi per la squadra e per la situazione che ci obbligava a vincere. Sono un giocatore che vive per la rete, ne ho fatte in tutte le squadre dove ho militato, e dunque ero deluso per il fatto di non riuscirci. Il calcio in Svizzera è molto diverso da quello brasiliano, non si creano tante occasioni ed è difficile sfruttare le poche. In Brasile si gioca in modo molto più offensivo, per vincere, qui invece per non perdere. Mi auguro che per me ora inizi una sorta di nuovo campionato, con il nuovo mister agiamo in modo diverso e tiriamo di più in porta. Mi aspetto di continuare a segnare per aiutare il Chiasso. Non è solo merito del nuovo mister, ma siamo cambiati come squadra e quello è soprattutto grazie a lui, che ci schiera con tre attaccanti”. Com’è stato per te l’impatto dal Brasile alla Svizzera? “Difficile, sia nella vita che nel calcio. Come dicevo prima, si gioca in modo diverso, ma anche fuori è stata dura, con delle regole nuove che non ho fatto fatica a capire, e poi ci sono la lontananza dalla famiglia e il fatto che mi trovo in un paese e in una cultura diversi. Noi sudamericani siamo molto legati alla nostra terra, per me il Brasile è il paese migliore del mondo, però ciò non toglie che mi ritengo fortunato a essere qui e vivere questa avventura. Mi serve tempo. La cosa più complicata è senza dubbio la lingua, non capendo e non parlando italiano non posso comunicare, sia in campo che fuori.” Dopo qualche mese, cosa ti piace della Svizzera e cosa no, sia come paese che come calcio? “È bello poter uscire in strada senza la paura di essere aggrediti, come capita da noi. C’è una sicurezza che non abbiamo. Non mi piace invece il clima, fa freddo: dove vivo io c’è una media di 28-30° e quando vivevo a Porto Alegre la temperatura minima cui ero abituato era di 5°. Mi manca molto il cibo. Da noi si mangia molta carne, soprattutto alla griglia. Quando mi invitano a mangiare pasta o pizza, mi dico ‘che noia!’. Nel calcio, non amo dover affrontare trasferte magari di sei ore e poi un paio d’ore dopo giocare, il fattore più positivo è l’organizzazione del campionato in generale.” In squadra come ti trovi? “Bene, sono bravi ragazzi. Logicamente per me è più facile intendermi per esempio con Madero, Magnetti, e i sudamericani in genere, perché è più facile comunicare, però mi trattano bene tutti. È stato invece molto difficile abituarsi al tipo di ambiente, passando da uno stadio con 20-30mila persone ad uno con 500 non è facile trovare le giuste motivazioni. Devo dire però che quei pochi che vengono qui si sentono, eccome!” Sei alla prima esperienza in Europa, dove vedi il tuo futuro? Hai dei sogni? “Adesso penso solo al Chiasso, a conquistare la salvezza, poi vedrò cosa fare nel domani. Quando ho iniziato a giocare a calcio sognavo di militare in grandi squadre, calcare grandi stadi pieni e fare gol, e li ho già realizzati, adesso cerco la continuità.” Infine, domanda secca: il Chiasso si salva? “Sì, non sono mai retrocesso in vita mia e non voglio certo cominciare ora.” Un ringraziamento speciale all’ottimo traduttore, Nicolas Madero!

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