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10 maggio 2018

Baldo Raineri, “3’000 persone a Winterthur? La nostra realtà di persone col Chiasso nel cuore mi fa felice”

Il rammarico per la sconfitta e quello per non avere molto tempo per lavorare e correggersi, l’orgoglio per i suoi giovani, il grande amore per il suo mestiere: Baldo Raineri concentra tutto ciò nelle dichiarazioni post partita, dopo la sconfitta subita al 92′ contro il Winterthur.

“Da quello che si è visto era una partita da 1-1, anche nel primo tempo abbiamo concesso qualche opportunità agli avversari, con delle valutazioni individuali non azzeccate”, esordisce.

Ci spiega meglio, mister? “Il nostro problema è quello, dobbiamo riuscire a stare costantemente dentro la partita, con la massima concentrazione e applicazione e non avere quei momenti di pausa dei singoli che non fanno altro che creare opportunità agli altri. Non abbiamo mai subito le squadre avversarie, non ci hanno mai messo sotto e in grave difficoltà, ce le siamo create noi con valutazioni affrettate. Come nell’occasione del secondo gol, era finita, potevamo gestire meglio quella palla, al limite dell’area potevamo appoggiare in ampiezza per far passare i minuti, invece abbiamo cercato di portare a casa il punteggio pieno e alla fine…  succede anche ad altre squadre o in campionati diversi, in 3’ si butta via una stagione, un trofeo, con valutazioni molto banali e non esatte. Capiranno, giocando, valutando, trovando le soluzioni”.

La squadra in campo era molto giovane, queste valutazioni non azzeccate sono causate dall’inesperienza? “Non voglio prendere scusanti ma ci tengo a far presente l’età media della squadra, è vero che il campionato dice che non ci sono retrocessioni da decidere, ma non significa niente, stiamo valutando giocatori giovanissimi per il futuro del Chiasso. Ci sta che magari le prestazioni non sono continue, per ciò che riguarda il risultato, non diamo continuità. Parlavo di valutazioni fatte in maniera affrettata o perché magari viste in modo diverso rispetto a quello che avremmo fatto a freddo, rivedendole capiamo che avremo fatto in modo diverso. Non è per inesperienza, ma per la foga della partita. La politica del club è far crescere i giovani, anche chi ha spazio può esser visto da altri club”.

Manca anche il tempo per lavorare per correggersi, vero? “Capita spesso quando fai un cambio in corsa, dove hai solo da lavorare e verificare, oltretutto siamo in un periodo particolare con una partita ogni tre giorni, è dura, non hai il tempo di lavorare sulle valutazioni che hanno portato situazioni di disagio. Noi lavoriamo tanto vedendo quello che abbiamo fatto, in positivo e in negativo, e lo riproponiamo in campo per migliorarlo, per far sì che non succeda più o succeda in un altro modo”.

Che effetto vi ha fatto vedere quasi 3’000 persone allo stadio? “È una bellissima cosa, noi a Chiasso però abbiamo persone che ci seguono che sono davvero buone e hanno il Rossoblu nel cuore. Penso che i nostri ragazzi debbano prendere come stimolo e voglia di migliorarsi anche il fatto che la nostra realtà è composta da 600 persone col Chiasso nel cuore e nelle viscere, siamo felici che sia così. Se vogliono ambire ad altre piazze devono darsi da fare, le nostre situazioni son queste, le prendiamo con felicità. Per me giocare davanti al pubblico di Chiasso, siano 10 persone, 500 o 10mila è sempre uno stimolo e qualcosa di importante, è una forma di rispetto per chi viene al campo e ci dedica un po’ del loro tempo, anche durante gli allenamenti, è da apprezzare”.

Come sta vivendo questo finale di campionato? “Per il futuro sono molto sereno, i nostri dirigenti mi hanno parlato chiaro di come stanno le cose, non nascondo il fatto che in cuor mio spero sempre ci sia uno spiraglio piccolo piccolo, però si devono accettare le situazioni che uno ha sposato, consapevole di come erano. Alcune persone pensano che posso essere un pagliaccio ma non lo sono, io vivo il calcio così, vado in trance agonistica, mi piace partecipare, non sono il tecnico che sta seduto, mi piace essere vicino ai ragazzi. Il calcio è emozione continua, una botta di adrenalina potente, anche in settimana: quando sono seduto nel mio ufficio per me è una cosa bellissima, importante, eccezionale”.

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