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18 settembre 2014

Regazzoni di Coppa!

Alberto Regazzoni e quella Coppa sollevata dopo aver battuto il quinto rigore: storia di un trionfo   La Coppa e l’alone magico che la avvolge. Squadre di ogni categoria che si sfidano, partono da tutta la Svizzera, ma il trofeo lo solleverà una sola. Poi esiste una città in cui è qualcosa in più, quasi una religione: a Sion su 12 finali sono arrivate 12 vittorie, il decimo è stato addirittura l’unico trionfo di una squadra di Challenge League. In quel Sion giocava Alberto Regazzoni. “Avevo 23 anni, quell’anno vincemmo la coppa e ottenemmo la promozione, oltretutto tre mesi dopo mi chiamarono in nazionale per la prima volta. Un periodo unico.” Che è ancora ben vivo nella sua mente, non potrebbe essere altrimenti. “L’obiettivo numero uno era il campionato, comunque un presidente con l’entusiasmo di Constantin vuole sempre vincere tutto. Desiderava arrivare il più avanti possibile in Coppa, nessuno credeva di poterla conquistare, poi non te ne rendi nemmeno conto e partita dopo partita fai di tutto per vincere. Sarebbe stata la decima, particolare anche per quel motivo.” Passo dopo passo, la temibile formazione di Challenge League arrivò fino in fondo, sorprendendo tutti. “Il Sion è una squadra di Coppa, per i tifosi e la gente del posto è un mito, preferirebbero una relegazione in campionato piuttosto che perdere la finale. Anzi, non vorrei essere nei panni di chi dovesse interrompere la striscia, sarebbe un segno indelebile nella carriera. Per qualunque squadra è meglio perdere la finale che uscire nella semifinale, per il Sion no. Giocai anche un’altra finale, questa volta a maglie invertite, con lo Youg Boys, e da 2-0 ribaltarono il punteggio fino a vincere 3-2, non sono mai morti in Coppa!” Logico che per Alberto questa competizione sia unica e che ci tenga in modo speciale. “Può essere un sogno per il Chiasso, un qualcosa in più che ci regala emozioni, e credo che il calcio debba avere anche una dimensione di sogno. Per i nostri giovani è un palcoscenico, come lo è per la società, anche per gli incassi. Resto convintissimo delle nostre qualità che sono grandi, se è la giornata giusta la giochiamo. Non ho paura dell’Aarau, però abbiamo bisogno dei nostri tifosi!” D’accordo che il passato è passato, però i ricordi, quando sono piacevoli, ogni tanto vanno tirati fuori dal cassetto e accarezzati. “L’anno in cui vincemmo, al ritorno da Berna ci aspettavano 10mila persone con la bandiera del Vallese, per la promozione solo in 3mila, per farti capire cosa significa per loro. Prima della finale andammo tre giorni in ritiro vicino a Thun e ci dissero che potevano perdere tutte le partite ma non quella. Avevamo una pressione pazzesca però anche la voglia di spaccare tutto.” Quel trionfo porta indelebile la firma di Regazzoni, che segnò il rigore decisivo. “Già, il quinto. I metri fra il centrocampo e il dischetto sono stati lunghissimi, invece al momento di calciare ero sereno. Nei tempi regolamentari eravamo sotto e non ci era mai mancata la certezza di poter vincere, col rigore è stata un po’la stessa cosa, inconscia e inspiegabile. Quando ho visto la palla entrare, beh, è stato incredibile!” Sicuramente, sabato prima del fischio d’inzio, Alberto Regazzoni rivivrà il sapore dolcissimo di quei momenti, di quel trionfo magico. E porterà con sé una carica speciale. L’Aarau è avvisato.

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