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10 settembre 2015

Dietro le quinte Rossoblù: Enrico Malatesta

Il preparatore dei portieri, in fondo, può essere visto come qualcuno che somma in sé le qualità di un allenatore, di un piccolo gruppo nel gruppo, e di un preparatore atletico. È una definizione su cui concorda Enrico Malatesta, che da quattro stagioni si occupa degli estremi difensori del Chiasso. “Le qualità importanti che bisogna avere sono la capacità di saper gestire le situazioni e capire i portieri che si hanno a disposizione, saper lavorare sulle loro doti cercando di migliorare nelle difficoltà.” Come è impostato il lavoro di una settimana? Il Prof Faletti ci aveva spiegato come ripartiva i carichi nei giorni: funziona allo stesso modo anche per i portieri? “Il mio piano di lavoro va in base a quello della squadra, mi confronto col mister per sapere che cosa intende fare in allenamento e dunque quanto spazio ho: bisogna sfruttare al 100% il tempo a disposizione! Il primo giorno solitamente lavoro sulla parte atletica, sulla forza col gesto tecnico o in palestra a secco, poi riduco man mano i carichi lavorando di più in porta, che in fondo è l’habitat del portiere. Verso fine settimana ci concentriamo su uscite alte e sulla reattività. Mi piace lavorare cercando di ricreare il piu’ possibile la situazione partita…..” Usa il lavoro personalizzato? “Nel lavoro in porta non è semplicissimo invece nel lavoro fisico si infatti con Romanò sto invece facendo un lavoro sulla forza specifica, perché deve rafforzarsi e costruirsi a livello fisico, mentre Guatelli e Kovacic stiamo lavorando principalmente sulla forza esplosiva ma sempre con programmi personalizzati. Poi vanno considerati gli aspetti tecnico-tattici considerando le esigenze dell’allenatore e di come intende far giocare la squadra e di che tipo di portiere ha bisogno, quindi il mio lavoro andrà in quella direzione, ad esempio un portiere che giochi bene coi piedi e che segua e comandi la difesa….. La mia fortuna è di avere a disposizione tre ragazzi intelligenti e con voglia di migliorare.” Siete una squadra nella squadra? “Sì, quando lavoriamo spesso stiamo per 40-50 minuti solo noi quattro. Sinora a Chiasso ho sempre avuto portieri con cui ho potuto lavorare in modo positivo e sereno, sono loro gli attori principali. Si lavora uniti e con armonia, e io tratto ciascuno come fosse il numero uno. Ho un ottimo rapporto anche con gli altri calciatori, e questo è merito del mister, che mi fa sentire importante anche agli occhi del gruppo. In fondo, noi come staff siamo un’altra squadra nella squadra!” Se un portiere sbaglia, spesso prende gol. Come reagisci di fronte a un errore? “Si deve restare uniti anche se qualcosa va male. Amo rimarcare gli aspetti positivi, perché comunque loro sanno se sbagliano: penso a Guatelli, che è molto critico verso sé stesso e non cerca scuse.” È più facile gestire una situazione in cui i ruoli sono chiari o una in cui due o tre portieri sono in competizione per il posto? “Dipende dall’intelligenza di ognuno e dai rapporti fra le persone. Tutti e tre vanno stimolati, con una sana competizione perché ciascuno vuol rubare il posto all’altro, con la consapevolezza però dei ruoli. Quest’anno, per esempio, abbiamo Romanò come terzo portiere che sarà meno in competizione con Andrea A Ilja, perché sa che deve sfruttare questa stagione per migliorare, dato che per la prima volta è confrontato col calcio degli uomini e non dei ragazzi, con questa consapevelozza e continuando a lavorare sodo come ha fa chi fin d’ora sa che un domani possa rubare il posto ad Ilja o ad Andrea…” PB

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