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4 novembre 2014

Il Commento di Chiasso – Wohlen

Nel dopo partita, le domande più frequenti dei tifosi, rivolte a chi aveva davanti a sé lo schermo tv, riguardavano fuorigioco e rigore. Già, perché ancora una volta la moviola per rivedere episodi importanti si è rivelata parte intrinseca della sfida, come un palo o un uno schema su corner. Comunque, al Chasso si chiedeva continuità, quella sinora spesso mancata, e continuità è stata. Non nel risultato, bugiardo e immeritato, quanto nella prestazione. Certo, non porta punti, ma al Riva IV si è rivista la squadra di Wil. Grintosa e organizzata, non ha tremato al cospetto di un Wohlen che, seppur non nel suo momento migliore, è pur sempre la prima della classe. Se qualcuno non conosceva la classifica, ieri non avrebbe certamente pensato a un divario così consistente. Sono stati i padroni di casa a fare la partita, a tenere le redini del gioco, a provare a rendersi pericolosi ed anche a colpire una clamorosa traversa col pallone che rimbalza fuori dalla linea di porta: per Pacar sarebbe stato il terzo gol in due partite. Ci hanno provato un po’tutti, da Regazzoni maestro d’orchestra in quasi tutte le azioni chiassesi, ad Hassel, a Lüchinger. Quando però mancava una mezz’oretta alla fine, ecco cominciare quel susseguirsi di episodi che potrebbero mutare il volto di una sfida. Attacco del Wohlen, uscita di Guatelli sull’avversario lanciato a rete, e cartellino rosso. Ineccepibile per la dinamica, se non fosse che ai più il calciatore argoviese è apparso in fuorigioco. Dunque, dopo le vane proteste, Chiasso in dieci, con cambio immediato e l’inserimento a freddo di Badalli, al debutto, per Hassel. Differenza? Poca, perché il Wohlen ha continuato a faticare a tessere trame, e a subire il gioco rossoblu. Tanto che è stato un intervento su Regazzoni a suscitare altri dubbi: fallo, certo, ma fuori o dentro l’area? Probabilmente, fuori, ma da ultimo uomo. Poi, come il calcio sa esaltare, sa anche punire. La capolista, con un’autentica beffa, è passata in vantaggio nel modo più classico, su un calcio d’angolo, e si è poi saputa difendere dagli assalti ai rossoblu che, seppur in dieci e seppur sotto nel risultato, non si sono arresi. Decisamente un buon segno, calcolando che a volte dopo un gol subito la compagine di Zambrotta faticava a rialzarsi. Insomma, una sconfitta non fa mai piacere, però capita di perdere e uscire comunque dal campo con qualcosa che assomiglia ad un sorriso. Sì, la classifica si è accorciata. Sì, ci sono dei rimpianti. Però il Chiasso ha giocato da Chiasso, senza mollare di un centimetro, al cospetto di una prima in classifica che, come confermano le ammissioni dei suoi stessi interpreti, ha avuto fortuna. Ora Lugano: con questo spirito, nulla è precluso.

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