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31 ottobre 2014

Intervista a Monighetti

Michele Monighetti, il Chiasso vuole e può battere il Wohlen. C’è lo spirito giusto!   “Una boccata d’ossigeno!”, così definisce la settimana in corso Michele Monighetti, se confrontata a quella post Sciaffusa. Quanto può fare una vittoria! Soprattutto se ottenuta come quella di Wil, cioè con un’infinità di motivi per gioire. “Prima di tutto li abbiamo sorpassati in classifica, arrivavamo da una sconfitta pesante e c’era bisogno di una reazione, oltretutto loro venivano da un filotto di sconfitte e non volevamo che risorgessero”, li elenca Michele. “Stiamo decisamente vivendo dei giorni più tranquilli, ma la tensione deve rimanere alta per trovare continuità di risultati e di prestazioni. Per ripetere la partita di Wil non si deve abbassare la guardia”, ammonisce poi. Già, perché questo Chiasso sovente tira fuori gli artigli sopratutto nei momenti difficili. “Sì, il gruppo dà il meglio con la cosiddetta acqua alla gola, dobbiamo lavorare su quello”. Un problema, quello dell’approccio, conosciuto da parecchio, la cui soluzione non è decisamente semplice da trovare. Ma all’IPG Arena non si è presentato, anzi i rossoblu hanno mostrato il carattere quando avrebbero potuto crollare, ovvero una volta in svantaggio. “Abbiamo realizzato due gran bei gol. Quando hanno segnato loro, abbiamo rimesso palla al centro e ci siamo portati avanti, trovando subito pari e sorpasso. Non ci siamo lasciati andare, li abbiamo aggrediti, mostrando una grande reazione”. Vietato rilassarsi, però: lunedì arriva una capolista non nel suo momento migliore. “Possiamo e vogliamo vincere, abbiamo lo spirito giusto. Siamo carichi e cerchiamo continuità, loro non sono più la squadra di inizio stagione e all’andata abbiamo mostrato che non sono imbattibili, se giochiamo come a Wil davanti al nostro pubblico possiamo farcela.” Quella di Wil era una sfida talmente importante che per prepararla al meglio il Chiasso è partito il giorno prima. “Ci ha aiutato molto, sia dal punto di vista psicologico che fisico. Al gruppo fa bene stare insieme, e si arriva allo stadio più riposati, meno stanchi.” Da inizio anno, sulla fascia sinistra Monighetti si gioca un posto con un veterano come Quaresima. Per lui, che a Locarno ha vissuto annate da titolare, non è semplice. “Però se si punta ad un risultato come la salvezza è giusto che vi sia concorrenza, come è giusto che si debba meritare il posto in squadra. Ovviamente non è bello stare fuori, l’importante è allenarsi sempre al massimo. Con Mirko ho un buon rapporto, il che è una cosa positiva perché da lui posso imparare. Mi manca la corsa che ha lui.” Domenica è toccato a lui. “Un po’potevo aspettarmelo, in settimana si provano delle soluzioni e si può intuire chi sarà titolare, ho saputo che avrei giocato però solo un’ora e mezza prima della partita”. Rispetto a Locarno, questo è “un nuovo step della mia carriera. A Locarno sono stato tre anni e mezzo, e ne sono stato contento. Li ringrazio perché ho esordito in Challenge League e ho accumulato esperienza, nonostante i problemi della stagione passata. Qui l’organizzazione, la squadra, le aspettative, insomma, tutto, sono superiori”. Secondo Monighetti, abile nell’inserimento e nel dialogare con le punte, per emergere non è necessario emigrare oltre Gottardo. “La mentalità è diversa, come le strutture. Sono stato qualche tempo allo Young Boys, però non credo che per esempio lo Sciaffusa abbia qualcosa in più di Chiasso o Lugano, puoi emergere anche qui perché l’importante sono le prestazioni, e le devi fare tu in campo. Semmai si ha più visibilità”. Il Ticino del calcio, insomma, non è da buttare. “Lo scorso anno a Locarno si sentiva tanto parlare di Team Ticino, poteva essere una soluzione ma non col dualismo che c’è nel nostro cantone. Avrei visto positivamente una squadra del Sottoceneri e una del Sopraceneri mentre una unica mi pareva eccessivo”. Vorrebbe “continuare la carriera, vivere di calcio e poter disputare qualche partita in Super League.” Ha i piedi per terra, Michele, anche se quando gli si chiede se vorrebbe giocare nella sua Juventus gli scappa un sorriso. Per ora, il luogo dove vuole volare è sulla fascia: farsi trovare sempre pronto, perché il Chiasso ha bisogno dei suoi esterni.

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