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18 ottobre 2018

La prima volta, in treno e col salame

(dalla Gazzetta dello Sport – 18.10.18)

Tutto cominciò domenica 18 ottobre 1908. La sera prima, alla stazione di Porta Nuova si ritrovarono una trentina di ragazzi: maglie a strisce verticali rossonere e nerazzurre, pantaloncini che arrivavano al ginocchio e scarpe che sembravano più adatte ad una scampagnata in montagna che ad una partita di calcio. La meta era Chiasso, Svizzera. E i ragazzi rossoneri e nerazzurri erano il Milan e l’Internazionale (nata poco più di sette mese prima): quel giorno avrebbero partecipato alla Coppa Chiasso, dove erano iscritti anche il Chiasso, l’Ausonia, il Lugano e il Bellinzona.

I ragazzi di Inter e Milan comprano i biglietti per Chiasso, salgono sul treno e dagli zaini tirano fuori la colazione: pane, salame e fiaschi di vino.

La mattina della domenica sono in programma le sfide di qualificazione, nel pomeriggio le semifinali e la finale. Il Milan sconfigge il Bellinzona, l’Inter fa fuori l’Ausonia, mentre il Chiasso liquida il Lugano. Milan, Inter e Chiasso sono in semifinale.

A pranzo si va a mangiare alle Grotte della Giovannina, mentre gli organizzatori del torneo si accordano per procedere ad un sorteggio: c’è tempo soltanto per giocare una semifinale – e non due – e poi la finale. L’Inter vince alla “monetina” e il Milan si trova quindi a disputare la partita contro il Chiasso, eliminandolo per 2-0.

Quel pomeriggio Inter e Milan scendono in campo per giocarsi il trofeo. L’Internazionale è una squadra piena di stranieri, e così fa onore alla propria denominazione. Ma il Milan è più forte e lo si capisce fin dalle prime battute. Prima Lana e poi Forlano fissano il risultato sul 2-0 al termine del primo tempo – che da regolamento dura 25 minuti. Nella ripresa – sempre di 25 minuti – l’Inter accorcia le distanze con Payer, ma non riesce a segnare il gol del pareggio. L’incontro finisce 2-1 per il Diavolo: i rossoneri festeggiano e si portano a casa il trofeo.

I ragazzi del Milan e dell’Inter corrono in stazione a prendere il treno. Devono ritornare in fretta a Milano, perché domani è lunedì e c’è chi deve andare a lavorare e chi, invece, non può mancare all’appello a scuola. Il calcio è bello, ma non dà ancora da vivere.

 

 

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