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19 marzo 2018

Zoran Josipovic, “che sfortuna! Dalle difficoltà si esce tutti insieme. A Samuel dico…”

È entrato e dopo pochi minuti ha avuto la responsabilità di presentarsi dal dischetto per la rete del pari: la partita di Zoran Josipovic è iniziata nel migliore dei modi, poi però per il suo Chiasso è andata male. “Un attaccante deve segnare, no? In quel momento era importante riportarsi in parità e riaccendere le speranze. Eravamo ben messi in campo, peccato…”

Cosa è successo, dopo? “In questo periodo paghiamo gli episodi a caro prezzo. E la palla del 2-1 è passata tra le gambe di Said, l’ho toccata pure io prima che finisse sulla testa del loro giocatore: ci sono momenti in cui si può reagire meglio ma che sfortuna! Ci sono squadre che giocano peggio di noi e va loro tutto bene, invece a noi che proviamo a far vedere sempre un calcio propositivo e anche bello fa storto. Dobbiamo stare tranquilli e continuare a lavorare, sono certo che i risultati torneranno quelli di prima”.

A volte sembra di parlare di un copione già visto, non ti dà quell’impressione? “È vero. Siamo giovani, e queste cose devono servirci da lezione, chi ha più esperienza, non parlo di me che ho 22 anni ma di chi ha tanti anni alle spalle, sono importanti: dobbiamo sistemare queste cose. In fondo meglio sbagliare ora che il Wohlen si è già autorelegato che il prossimo anno quando dovremo giocarci le nostre carte. Sarebbe cambiato qualcosa se loro non si fossero autoretrocessi? È come se mi chiedi se calciando il rigore di destro l’avrei sbagliato, forse sì e forse no. Non c’è una risposta”.

Cosa vuoi dire a Samuel Delli Carri, da compagno? “Un difensore è più esposto ai duelli, difendere è sempre più difficile che attaccare. Se ha sbagliato, è un ragazzo intelligente e da questo apprenderà qualcosa, però mi pare fuori luogo di parlare di un giocatore in difficoltà. Noi siamo uniti e siamo un gruppo forte, le difficoltà si superano insieme”.

Il presidente diceva che potete già lavorare con un po’ più di tranquillità per l’anno prossimo… “Io non ci penso, non so cosa succederà domani, come faccio a dire cosa accadrà fra mesi? Lavoro giorno per giorno preparando la partita del weekend, non esiste un problema in tal senso. Infatti, chi vede i nostri allenamenti può rendersi conto che sono ad altissima intensità. Se il mister e la società stanno pensando al Chiasso del futuro, non lo so, non compete a noi ma a loro. Ovvio che se si ha un’unità base di una squadra si può lavorare per trattenerla”.

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